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Perché è consigliabile installare una dashcam nella propria auto?

Publié le 9 Dicembre 2025 par Pistonelle Vectalia : date de mise à jour de l'article 9 Dicembre 2025

Se percorrete spesso strade secondarie e autostrade, l’installazione di una dashcam a bordo del vostro veicolo è altamente consigliata. Oltre a migliorare la sicurezza, le riprese video acquisite da questo dispositivo possono fungere da prova in caso di incidente. 4 motivi per dotare la vostra auto di una dashcam

Un sistema di assistenza alla guida aggiuntivo per le auto più datate

Il vantaggio di una dashcam è che non si tratta semplicemente di una telecamera installata nell’auto. Può essere abbinata ai sensori G. Grazie a questa tecnologia, quando i sensori rilevano movimenti improvvisi (perdita di controllo del veicolo o frenate insolite), la telecamera registra automaticamente un video.

Inoltre, se possedete un’auto più datata che non ha sensori di parcheggio, la dashcam può essere collegata ai sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Questo vi permette di beneficiare di un sistema di assistenza alla guida simile a quello di un’auto più recente.

La maggior parte delle dashcam è approvata dalle compagnie assicurative.

Da qualche tempo, tutte le compagnie assicurative in Francia hanno approvato l’uso di una telecamera DVR. Inoltre, se il tuo veicolo è dotato di questo dispositivo, puoi beneficiare di uno sconto fino al 30% sui premi assicurativi.

È più facile determinare le responsabilità di entrambe le parti in caso di incidente.

Anche in caso di incidente di lieve entità, raggiungere un accordo amichevole diventa più semplice, perché le responsabilità di entrambe le parti possono essere facilmente determinate semplicemente rivedendo il filmato. Grazie a questo strumento, quindi, non perderai più tempo a discutere di chi è il colpevole.

Può catturare immagini in Full HD.

Un’altra caratteristica fondamentale della telecamera DVR è la sua capacità di registrare video in Full HD. Questo si traduce in riprese video più nitide. Inoltre, con alcuni dispositivi, la qualità rimane accettabile anche in condizioni di scarsa illuminazione.

Pistonelle Vectalia
  • Buttafuoco Storico 'Vigna Montarzolo' Calvi 2019
     Il “Vigna Montarzolo” Buttafuoco Storico di Calvi è una vera e propria chicca lombarda. Già, perché proprio questo particolare vigneto è da sempre riconosciuto come situato nella zona geografica qualitativamente migliore dell’intera denominazione del Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese.  Un blend di uve che si annuncia ricco e potente sin dai primi sorsi, conquistando il palato con una personalità spiccata, che si ritrova anche nel bouquet olfattivo. Un’etichetta legata al territorio, in cui il millesimo riesce a esprimersi con forte autenticità. Questo Calvi “Vigna Montarzolo” Buttafuoco Storico ha origine da un blend in cui accanto a un 50% di Croatina, possiamo trovare percentuali di Barbera Ughetta di Canneto e Uva Rara. Queste varietà crescono tutte in un’unica vigna, quella di Montarzolo, che si caratterizza per il fondo di arenaria stratificata nel suo terreno. Il terreno è magro, povero di acqua e le radici delle uve sono costrette ad andare molto in profondità per ritrovare i sali minerali necessari alla loro crescita. La vendemmia è manuale e viene praticata nello stesso giorno per tutti i varietali. La fermentazione del mosto avviene in acciaio inox a una temperatura controllata e la seguente fase di affinamento finale ha una durata di 36 mesi, ed è svolta in barrique di rovere. Il Buttafuoco Storico “Vigna Montarzolo” Calvi si annuncia all’occhio con un colore rosso rubino concentrato, attraversato da lievi riflessi più tendenti al granato nell’unghia del vino. La trama olfattiva si muove su note profonde di frutta matura, arricchite da tocchi di spezie ed effluvi balsamici, che rinfrescano il naso. In bocca è di ottimo corpo, potente ed energico, con un sorso fermo, rigido e fasciante, da cui emerge un gusto sapido. Un vino in cui la buona struttura polifenolica gli consente di poter essere assaggiato anche fra più di cinque anni, dimostrando quindi capacità di esprimersi anche a distanza di più di un decennio dalla vendemmia.
  • 'Cervaro della Sala' Castello della Sala - Antinori 2024
    “Cervaro della Sala” è la celebre etichetta che Antinori realizza nella propria tenuta in Umbria, a poca distanza dal confine toscano: creato nel 1985 da Riccardo Cotarella, rappresenta uno dei primi bianchi italiani ad aver svolto fermentazione malo-lattica e affinamento in barrique. Il nome è una dedica alla storia del Castello della Sala riportato sulla bottiglia: edificato nel 1350 per conto di Angelo Monaldeschi della Vipera, la cui antica schiatta giunse in Italia al seguito di Carlo Magno, attraversa tempestose vicende di intrighi e scontri familiari, fino al periodo di rinnovata serenità inaugurato dal matrimonio tra Pietro Antonio e Giovanna Monaldeschi della Cervara. Antinori realizza “Cervaro della Sala” nella tenuta del Castello della Sala, vinificando le uve Chardonnay e un saldo di uve Grechetto provenienti da un terreno argilloso abbondantemente sparso di fossili marini, sopra un suolo di matrice calcarea. I vigneti si estendono per 200 ettari a nord di Orvieto, con esposizione nord-est, su pendii compresi fra i 470 e i 220 metri di quota. Le operazioni di vinificazione si svolgono separatamente per le due varietà, all’interno della cantina costruita per sfruttare la gravità. La macerazione pellicolare a temperatura controllata di 10 °C si protrae per 4 giorni: il mosto viene quindi riversato per caduta in serbatoi di decantazione in acciaio, dove procede una fase di illimpidimento statico. La fermentazione alcolica e quella malo-lattica dello Chardonnay hanno luogo in barrique di rovere francese: dopo circa 5 mesi di sosta viene travasato di nuovo in acciaio, unendolo al Grechetto che è stato elaborato unicamente in vasche inox. Dopo l’assemblaggio e un periodo di riposo si procede all’imbottigliamento e all’affinamento finale in bottiglia per circa 10 mesi all’interno delle cantine. “Cervaro della Sala” di Antinori presenta una veste leggiadra dai toni giallo paglierino, con giovanili riflessi verdolini. Complesso il naso, variegato su intensi sentori di scorza d’agrumi e arancia candita, note di fiori d’acacia e sfumature speziate di vaniglia, all’interno di una cornice che rimanda ad una certa mineralità sottesa. Il sorso è ampio e morbido, il palato ricco di sensazioni saline che si fondono ai richiami di burrosa pasticceria e ad un tostato evidente di nocciola. Può sposare sorprendentemente plateau di ricci di mare e bulot, oppure affrontare un poulet de Bresse alla senape.
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